Testi italiani

Una recente intervista a Tahir Elҫi, difensore dei diritti umani, assassinato il 28 novembre: “Le forze speciali operano sotto una radicale influenza nazionalista e religiosa”.

Traduzione dall’inglese: Translators for Justice

Fonte: https://translateforjustice.com/2015/12/02/a-recent-interview-with-tahir-elcispecial-operations-forces-are-under-a-radical-religious-nationalist-influence/#more-2790

Nota di traduzione: per vedere le immagini dei graffiti menzionati nel testo, collegarsi alla pagina dell’articolo originale in turco (http://bianet.org/bianet/insan-haklari/169366-ozel-timde-dini-radikalizm-milliyetcilikle-b%C3%BCt%C3%BCnle%C5%9Fiyor)

18 ottobre 2015

Abbiamo parlato con Tahir Elçi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Diyarbakir, riguardo ai graffiti che sono apparsi di recente a Silvan, una provincia nel sud-ovest della Turchia, nei pressi di Diyarbakır. Inoltre, forze speciali di polizia sono state viste sparare in aria colpi di arma da fuoco al grido di canti islamici (takbir) nel distretto di Idil, nella provincia turca di Şırnak.

Elçi afferma che queste immagini gli ricordano gli oppressivi giorni degli anni Novanta e osserva che in passato le forze speciali erano molto vicine all’ideologia nazionalista, mentre oggi prevale una posizione radicale di nazionalismo religioso.  (more…)

Il premio Beethoven al pianista e profugo Aeham Ahmad: Tra le rovine di Yarmouk

Tradotto dal tedesco da: Translators for Justice
Fonte: http://www.general-anzeiger-bonn.de/bonn/kultur/in-den-ruinen-von-jarmuk-article1751402.html

27 ottobre 2015

Di Bernhard Hartmann

Tra le macerie del campo profughi palestinese di Yarmouk a Damasco, in Siria, Aeham Ahmad ha suonato al pianoforte Bach, Beethoven, Mozart e moltissime canzoni per bambini scritte da lui.

Ha suonato e cantato, come se la musica fosse un mantra, per spingere le persone a non andar via. Il campo di Yarmouk fu costruito alla fine degli anni Cinquanta, ma nel tempo è venuto più che altro a costituire un vero e proprio quartiere della città, con case e un’infrastruttura funzionante. (more…)

Il piccolo villaggio in Libano che accoglie più rifugiati della Gran Bretagna

Traduzione dall’inglese: Translators for Justice

Fonte: http://newint.org/features/web-exclusive/2015/10/15/lebanese-village-takes-more-refugees-than-britain/

15 ottobre 2015

Dopo quattro anni di guerra in Siria, una persona su quattro in Libano è un rifugiato siriano.

Un villaggio ospita 5000 siriani, più di quanti il Regno Unito abbia promesso di accoglierne in un anno. Il racconto di Michaela Whitton.

“Quindi tu sostieni la causa siriana?” Chiede con tono aggressivo Michel, tassista di Beirut, mentre sfreccia per le strade della capitale libanese. In apparenza incurante dell’ambiguità della sua reazione a una semplice richiesta di citazione, la filippica xenofoba di Michel finisce per incolpare i siriani di tutti i problemi del Libano, evidenziando le crescenti tensioni in questo paese sopraffatto. (more…)

Nuove perizie sostengono l’ipotesi di omicidio Oury Jalloh assassinato mentre era in custodia della polizia?

Traduzione dal tedesco: Translators for Justice
Fonte: http://www.migazin.de/2015/10/28/fall-oury-jalloh-gedenk-initiative/

28 ottobre 2015

Sempre più dubbia la tesi del suicidio avanzata dalla polizia nel caso Oury Jalloh. Perizie aggiornate dimostrano che il coinvolgimento di terzi è più probabile del suicidio.

Secondo l’iniziativa in memoria di Oury Jalloh, tre nuove perizie sosterrebbero l’ipotesi che nella morte del rifugiato originario della Sierra Leone siano coinvolte terze persone. Sembrerebbe “più probabile” che dieci anni fa non sia stato Jalloh ad appiccare il fuoco nella sua cella, ha commentato da Berlino Thomas Ndindah, membro dell’iniziativa. L’iniziativa ha incaricato esperti in materia di incendi, un tossicologo londinese e un medico legale canadese di effettuare le perizie per circa 20.000 euro. (more…)

Tra pseudonimi e indipendenza: il giornalismo in Iran

Traduzione dall’inglese: Translators for Justice
Fonte: http://www.wefightcensorship.org/es/node/186html.html

Recentemente il sito di informazione iraniano Khabarnegaran.info ha pubblicato un articolo di Nikki Azad intitolato “I giornalisti adulatori del governo”, in cui si condanna la mancanza di neutralità di una parte dei media iraniani dopo l’elezione del presidente Hassan Rouhani. Nikki Azad non è il vero nome dell’autore: i giornalisti di Khabarnegaran utilizzano degli pseudonimi per poter continuare a esprimere in piena libertà la propria opinione.

Fondato nel 2009, Khabarnegaran è un quotidiano online indipendente diretto da giornalisti residenti in Iran che si propone di documentare la vita quotidiana dei giornalisti iraniani e le persecuzioni e gli abusi ai quali sono esposti costantemente. Oggi è una delle principali fonti informative sul giornalismo in Iran. Lo staff ha deciso di ricorrere agli pseudonimi per poter continuare a scrivere liberamente ed evitare così ulteriori persecuzioni.

Nell’articolo “I giornalisti adulatori del governo”, Nikki Azad condanna la tendenza di numerosi giornalisti a idealizzare il nuovo governo. Giornalisti citati nell’articolo quali Ali Asgar Rameznapour e Jilatous Banyaghoub accusano i media iraniani di troppa accondiscendenza. Rameznapour è stato costretto a rifugiarsi all’estero mentre a Banyaghoub, dopo esser stata incarcerata, è stato vietato l’esercizio dell’attività giornalistica per 30 anni. (more…)