Testi italiani

In fuga dalla povertà

Si è iniziato a parlare di migranti che fuggono dalla povertà, ovvero di migranti economici, da quando orde di persone in stato di bisogno hanno iniziato a riversarsi sul nostro territorio. L’espressione suggerisce che queste persone siano esse stesse colpevoli del loro destino, quando invece il nostro benessere contribuisce in maniera decisiva alla loro condizione di nullatenenza. 

di Sven Bensmann

Fonte: http://www.migazin.de/2016/11/08/armutsflüchtige/
Tradotto dal tedesco da: Translators for Justice

Quando si vuole parlare di “migranti” in maniera particolarmente negativa, si finisce prima o poi per utilizzare il termine “migrante economico”, volendo in tal modo prendere le distanze dal concetto di “profugo di guerra” e ricondurre l’emigrazione a una sorta di fallimento personale. (more…)

Donne egiziane: depresse o oppresse?

Tradotto dall’inglese da: Translators for Justice

Fonte: https://www.opendemocracy.net/5050/sophie-anmuth/egyptian-women-depression-or-oppression

di Sophie Anmuth

26 settembre 2016

Le donne in Egitto non hanno smesso di spingere verso il cambiamento ma si sono trovate a dover sostenere il peso psicologico derivante dalle pressioni di una società e di una politica postrivoluzionarie rigide.

“Quando non ci sono lezioni la mia famiglia non mi fa uscire e mi sento come in prigione. È da tanto tempo che sono depressa, ma la mia famiglia non mi permette di cercare aiuto”, spiega Hagar (nome finto), 23 anni, iscritta alla facoltà di lettere e filosofia dell’università del Cairo. “Mio padre mi picchia perché è in disaccordo con me su tutto quello che penso, sulla società e sulla politica. L’unica via d’uscita che vedo è provare ad evitare il matrimonio e andare via da casa, ma per ora non posso neanche provare a proporlo alla mia famiglia.” Hagar è una delle tante donne egiziane che soffrono di depressione o altri disturbi psicologici derivanti dal desiderio di scrollarsi di dosso il peso della tradizione e delle aspettative che le famiglie e la società hanno nei loro confronti. (more…)

“Si perde una guerra quando si finisce per somigliare al proprio nemico”

Tradotto dall’inglese da: Translators for justice Fonte: https://translateforjustice.com/2016/08/03/you-lose-a-war-when-you-resemble-your-enemy/

29 giugno 2016

Can Dündar

Ancora un altro passo e saremmo caduti giù dalla scogliera. Se i cospiratori avessero vinto avrebbero chiuso il parlamento, che avevano già bombardato. Sarebbe stata dichiarata la legge marziale, i comandanti militari lealisti, i rettori universitari, i sindaci e i giudici sarebbero stati eletti in posizioni chiave secondo le liste che i cospiratori del colpo di stato avevano preparato, beffandosi della legge. Nella caccia alle streghe che ne sarebbe susseguita, chiunque avesse tentato di resistere al colpo di stato sarebbe praticamente finito in prigione. Le voci dissidenti nei mezzi di comunicazione sarebbero state messe a tacere con l’arresto dei giornalisti. Sarebbero stati sospesi i rapporti con l’Europa, la pena di morte sarebbe diventata una reale possibilità e all’ordine del giorno ci sarebbero stati la forza bruta e la tortura. Coloro che sono morti durante l’intervento militare sarebbero stati acclamati come eroi e coloro che hanno resistito sarebbero stati seppelliti in un “cimitero di traditori”. Il ponte sul Bosforo sarebbe stato rinominato “ponte della pace in casa” secondo il motto kemalista, senza richiederne il consenso pubblico. (more…)

Appello agli osservatori internazionali del mondo accademico ad assistere al processo contro gli “Accademici per la pace”, Istanbul, 22 aprile 2016

Appello agli osservatori internazionali del mondo accademico ad assistere al processo contro gli “Accademici per la pace”, Istanbul, 22 aprile 2016

Cari amici e colleghi,

da marzo 2016 quattro nostri colleghi – i professori Esra Mungan Gürsoy, Meral Camcı, Kıvanç Ersoy e Muzaffer Kaya – sono detenuti in custodia cautelare, accusati di propaganda terroristica ai sensi dell’articolo 7/2 della legge antiterrorismo turca. (more…)

Insultati, minacciati, licenziati

Tradotto dal tedesco da: Translators for Justice
Fonte: http://www.wissenschaftsmanagement-online.de/system/files/downloads-wimoarticle/1602_WIMO_Beschimpft%2C%20bedroht%2C%20entlassen_DIZDAR.pdf

L’appello per la pace degli accademici turchi e le sue conseguenze

DILEK DIZDAR- L’appello lanciato da circa un migliaio di accademici turchi per porre fine all’intervento militare nelle zone a forte presenza curda sta avendo ripercussioni notevoli per i firmatari e per le università in genere. Ci sono vite a rischio, realtà professionali in fumo e il diniego di poter esprimere un pensiero critico (nei confronti del governo) negli ambienti accademici. Un rapporto sulla situazione. (more…)