“Si perde una guerra quando si finisce per somigliare al proprio nemico”

Tradotto dall’inglese da: Translators for justice Fonte: https://translateforjustice.com/2016/08/03/you-lose-a-war-when-you-resemble-your-enemy/

29 giugno 2016

Can Dündar

Ancora un altro passo e saremmo caduti giù dalla scogliera. Se i cospiratori avessero vinto avrebbero chiuso il parlamento, che avevano già bombardato. Sarebbe stata dichiarata la legge marziale, i comandanti militari lealisti, i rettori universitari, i sindaci e i giudici sarebbero stati eletti in posizioni chiave secondo le liste che i cospiratori del colpo di stato avevano preparato, beffandosi della legge. Nella caccia alle streghe che ne sarebbe susseguita, chiunque avesse tentato di resistere al colpo di stato sarebbe praticamente finito in prigione. Le voci dissidenti nei mezzi di comunicazione sarebbero state messe a tacere con l’arresto dei giornalisti. Sarebbero stati sospesi i rapporti con l’Europa, la pena di morte sarebbe diventata una reale possibilità e all’ordine del giorno ci sarebbero stati la forza bruta e la tortura. Coloro che sono morti durante l’intervento militare sarebbero stati acclamati come eroi e coloro che hanno resistito sarebbero stati seppelliti in un “cimitero di traditori”. Il ponte sul Bosforo sarebbe stato rinominato “ponte della pace in casa” secondo il motto kemalista, senza richiederne il consenso pubblico.

Fortunatamente non hanno vinto. Il governo è stato allertato all’ultimo minuto e ha incitato i cittadini a scendere in piazza. Hanno scelto di reprimere il golpe con la violenza. E dopo? Non hanno perso tempo a dichiarare lo stato di emergenza, assumendo tutti i poteri esecutivi tramite decreti, ed eludendo il parlamento.
Si è dato il via a una caccia alle streghe ‒ mascherata come richiamo ai cospiratori a rendere conto delle proprie azioni ‒ con l’incarcerazione di ufficiali ribelli, personale accademico, amministratori del governo e giudici. Il tutto seguendo le liste che erano state stilate. Al loro posto sono stati nominati sostenitori del regime. I giornali sono stati chiusi e i giornalisti arrestati. La televisione ha mostrato gente che portava il segno della tortura fisica. Coloro che sono morti opponendo resistenza al golpe sono stati considerati martiri, mentre i partecipanti al golpe assassinati sono finiti in un “cimitero di traditori”. Il Presidente ha fatto sapere che, se fosse dipeso dalla sua volontà, avrebbe ratificato la pena di morte. Per contro, l’Unione europea ha messo in chiaro che una cosa del genere avrebbe interrotto i colloqui per l’ingresso della Turchia. E il nome del ponte sul Bosforo è stato cambiato in “Ponte dei martiri del 15 luglio” senza chiedere il consenso dell’opinione pubblica.

Occorre sicuramente ammonire che da un lato abbiamo un governo eletto per volontà popolare, dall’altra una banda che cerca di usurpare il potere a colpi di pistola. Quanto di più onorabile possiamo fare è difendere categoricamente coloro che sono stati eletti contro i golpisti. Ma cosa succede se gli eletti bypassano il parlamento, prendendo così il controllo del potere giudiziario, dei media, delle università e dell’economia? Non è forse questo un totale disprezzo per la democrazia che li ha portati al potere? E se invece sfruttassero questa occasione per legittimare un regime ancora più dispotico? Invito coloro che ora riempiono le piazze rallegrandosi per la “festa della democrazia” a fermarsi e a pensare per un momento se questo è davvero ciò per cui hanno sfidato i carri armati. Possiamo incolpare coloro che non hanno preso parte “alla festa” perché avevano previsto questa fine? Abbiamo il diritto di criticare gli appartenenti alla minoranza religiosa sciita degli Alevi, le cui case sono state sradicate dai sostenitori del governo dopo il colpo di stato, per non aver partecipato alla “festa” a cui le moschee incitavano? Dovremmo permettere che i segni della catastrofe imminente vengano soffocati dagli slogan a favore della pena di morte, cantati all’unisono, e che le marce dell’impero ottomano risuonino dallo stereo delle auto?
Di fronte alle opzioni di a) un potere militare o b) di uno stato di polizia, la mia scelta sarebbe c) nessuna delle due cose. Se nella fretta di non essere associati ai golpisti chiudiamo un occhio su tanto autoritarismo e assenza di legalità, insieme alla caccia alle streghe che si sta perpetrando e ai preparativi per reintrodurre la pena di morte staremmo anche sotterrando la democrazia con le nostre preghiere. L’antidoto ad un golpe militare non è mai stato un golpe civile; l’antidoto ad un golpe militare sono una magistratura indipendente, dei media liberi e un parlamento che funzioni, una democrazia dove il pluralismo ha la meglio sull’autocrazia, il buon senso prevale sui sentimenti di antagonismo e vendetta, dove i ponti di dialogo si ergono al di sopra dei patiboli, e dove il nome dei ponti viene stabilito collettivamente. Concludo con un’acuta osservazione di Alija Izetbegović: “Si perde una guerra non quando si muore, ma quando si finisce per somigliare al proprio nemico”.

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