Turchia: la detenzione degli accademici intensifica la repressione della libertà di espressione

Traduzione dall’inglese: Translators for Justice
Fonte: https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/turkey-detention-of-academics-intensifies-crackdown-on-freedom-of-expression/
15 Gennaio 2016

Amnesty International oggi ha dichiarato che la detenzione di 19 accademici in Turchia rappresenta un ennesimo attacco ai già compromessi diritti di libertà di espressione nel Paese.
L’ondata di arresti è iniziata venerdì, e ha avuto come obiettivo degli accademici che avevano firmato una petizione inneggiante alla pace e critica nei confronti delle operazioni militari turche nel sud-est. I firmatari hanno inoltre subito minacce di morte sui social network e sono stati paragonati a terroristi dal Presidente turco Erdogan.
“Le operazioni militari che avvengono sotto un coprifuoco di 24 ore su 24 stanno procurando enormi sofferenze e gravi violazioni dei diritti umani. Le autorità turche dovrebbero prestare ascolto a coloro che si esprimono, non arrestarli.”

Andrew Gardner, ricercatore per Amnesty International in Turchia
Andrew Gardner, ricercatore per Amnesty International in Turchia, ha dichiarato che “le operazioni militari che avvengono sotto un coprifuoco di 24 ore su 24 stanno procurando enormi sofferenze e gravi violazioni dei diritti umani. Le autorità turche dovrebbero prestare ascolto a coloro che si esprimono, non arrestarli”.
“La detenzione e la vessazione di questi accademici è un indicatore infausto della precaria situazione dei diritti umani in Turchia. Questi hanno infatti lo stesso diritto degli altri di esercitare il proprio diritto di libertà di espressione senza essere bollati come terroristi e minacciati di arresto.”
“Le carcerazioni, unite alle dichiarazioni del Presidente Erdogan, suggeriscono che la repressione nel sud-est curdo è stata estesa a chiunque osi criticare le operazioni del governo.”
“Chiediamo con forza che le autorità turche fermino le retate contro gli accademici che esprimono la propria opinione, chiediamo che lascino cadere le accuse e garantiscano la loro sicurezza. Questo trattamento è un grave peso sulle coscienze turche.”
Le inchieste prendono di mira più di mille accademici in Turchia, noti come “Accademici per la Pace”, che hanno firmato una petizione intitolata “Non saremo complici di questo crimine” in riferimento all’offensiva nel sud-est del Paese.
Gli accademici sono accusati di violare leggi che proibiscono di “fare propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” e di “denigrare la nazione turca”.
Oggi durante un discorso il Presidente Erdoğan ha definito gli accademici “il peggio del peggio” e ha aggiunto che “essi commettono lo stesso crimine di coloro che compiono massacri”. Prima, durante la settimana, il presidente aveva descritto la petizione come un “tradimento” e gli accademici come “una quinta colonna” per i terroristi.
Da allora numerosi accademici hanno ricevuto minacce sui social media, al telefono e in messaggi indirizzati alle loro Università di provenienza. Anche il boss mafioso nazionalista Sedat Peker li ha minacciati, dicendo “Faremo scorrere il vostro sangue” e “ci laveremo col vostro sangue”.
BACKGROUND
Da dicembre in alcune zone del sud-est turco sono stati imposti coprifuochi di 24 ore, poiché l’esercito e la polizia conducono operazioni contro il Movimento della gioventù patriottica rivoluzionaria, l’ala giovane del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), un noto gruppo armato.
Più di 200.000 persone vivono nelle aree sottoposte al coprifuoco, che includono città come Cizre e Şırnak e il quartiere di Sur nella città di Diyarbakır. Molti non hanno accesso a cibo e cure mediche e si registrano gravi carenze di acqua e corrente elettrica. Da quando, nell’agosto 2015, è stato applicato per la prima volta il coprifuoco, sono stati uccisi oltre 150 residenti e almeno 24 tra soldati e ufficiali di polizia.

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