Appello internazionale: Per il diritto di chiedere la pace in tempi di guerra

Per il diritto di chiedere la pace in tempi di guerra. Gli accademici di tutto il mondo intervengono in difesa dei colleghi in Turchia.

In solidarietà con gli accademici di Turchia per la pace

Nella regione curda a sud-est della Turchia la situazione generale assomiglia ormai a quella di una guerra civile. Aree storiche sono diventate bersaglio dei carri armati, tanti civili sono stati feriti e stanno per perdere la vita, e in migliaia sono in fuga. Di fronte alle circostanze, oltre duemila tra ricercatori e docenti hanno sottoscritto in Turchia un appello alla pace per opporsi alla guerra nel proprio paese.

Il presidente turco Erdoğan ha provveduto nel frattempo a dichiarare personalmente in televisione che gli autori e i firmatari della petizione sono “traditori della nazione”: “Chi mangia il pane di questa nazione e la tradisce va punito”. Gli effetti della dichiarazione non sono tardati ad arrivare: nel giro di pochi minuti alcuni professori hanno ricevuto il licenziamento. I primi 1128 firmatari sono accusati di “insultare l’identità turca, la repubblica di Turchia e le sue istituzioni” e di “fare propaganda per le organizzazioni terroristiche”; molti di loro sono già stati arrestati e costretti a dare le dimissioni.

Pochissimi organi di informazione osano sollevare critiche, mentre le organizzazioni nazionaliste continuano a lanciare minacce di morte per via telefonica; un noto boss della mafia, dal suo canto, vuole “bagnarsi nel sangue dei traditori”. Poster con i volti dei firmatari sono stati appesi ai muri di alcune università provinciali.

Noi, docenti e ricercatori di tutto il mondo, interveniamo in difesa dei nostri colleghi in Turchia. Insieme difendiamo la libertà accademica, la libertà di espressione e il diritto di chiedere la pace in tempi di guerra.

Chiediamo che si metta fine ai licenziamenti e alle incriminazioni. Lo Stato turco ha il dovere di proteggere i firmatari della petizione da minacce e attacchi di terzi. I governi dei paesi dell’Unione Europea, in stretto contatto con il governo turco, sono invitati a esigere dal loro alleato il rispetto della legge. Chiediamo che le università e gli enti di ricerca di tutto il mondo diano il proprio sostegno ai colleghi turchi, al fine di consentire ai firmatari della petizione di continuare a insegnare e a fare ricerca e a esercitare i propri diritti in libertà.

In linea con l’appello “non parteciperemo a questo crimine”, chiediamo al governo turco di creare le condizioni per una risoluzione pacifica dello stato continuo di guerra e di aprire le vie della negoziazione.

Firmatari

Joel Anderson (Utrecht), Nadje Al-Ali (London), Aleida Assmann (Konstanz), Jan Assmann (Heidelberg), Feyzi Baban (Peterborough), Etienne Balibar (Paris), Colleen Bell (Saskatchewan), Seyla Benhabib (Yale), Homi Bhaba (Harvard), Manuela Bojadžijev (Berlin), Rosi Braidotti (Utrecht), Bert van den Brink (Amsterdam), Ulrich Bröckling (Freiburg), Wendy Brown (Berkeley), Hauke Brunkhorst (Flensburg), Sonja Buckel (Kassel), Judith Butler (Berkeley), Robin Celikates (Amsterdam), Dipesh Chakrabarty (Chicago), Noam Chomsky (MIT), Karine Côté-Boucher (Montréal), Nancy Cook (Brock), Drucilla Cornell (Rutgers), Deborah Cowen (Toronto), Kathy Davis (Amsterdam), Alex Demirovic (Berlin), Diedrich Diederichsen (Wien), Dilek Dizdar (Mainz), Klaus Dörre (Jena), Costas Douzinas (London), Cynthia Enloe (Boston), Kijan Espahangizi (Zürich), Thomas Hylland Eriksen (Blinden), Alexa Färber (Hamburg), Eric Fassin (Paris), Dominik Finkelde (München), Naika Foroutan (Berlin), Rainer Forst (Frankfurt), Nancy Fraser (New York), Gavin Fridell (Halifax), Josef Früchtl (Amsterdam), Guy Geltner (Amsterdam), Nicholas de Genova (London), Nina Glick-Schiller (Manchester), Stefan Gosepath (Berlin), Francisca Grommé (London), Robert Hackett (Burnaby), Jack Halberstam (Los Angeles), Werner Hamacher (Frankfurt), David Harvey (New York), Sally Haslanger (MIT), Sabine Hess (Göttingen), Marianne Hirsch (New York), Axel Honneth (Frankfurt/New York), Andreas Huyssen (New York), Suzan Ilcan (Waterloo), Engin Isin (Milton Keynes), Qadri Ismail (Minnesota), Rahel Jaeggi (Berlin), Susan James (London), Wolfgang Kaschuba (Berlin), Ina Kerner (Berlin), Yasemin Karakasoglu (Bremen/Bruxelles), Serhat Karakayali (Berlin), Regina Kreide (Gießen), Hannes Lacher (Toronto), Winnie Lem (Peterborough), Stephan Lessenich (München), Lydia Liu (New York), Daniel Loick (Berlin), Catherine Lutz (Brown University), Cetta Mainwaring (Waterloo), Anne McNevin (New York), Paul Mecheril (Oldenburg), Hans Medick (Göttingen), Nadja Meisterhans (Karsruhe), Christoph Menke (Frankfurt), Sandro Mezzadra (Bologna), Chantal Mouffe (London), Jean-Luc Nancy (Straßburg), Patrizia Nanz (Essen), Armin Nassehi (München), Antonio Negri (Rom), Frederick Neuhouser (New York), Peter Niesen (Hamburg), Kerem Nisancioglu (London), Daniel O’Connor (Ontario), Peter Osborne (London), Andreas Pott (Berlin), Jacques Rancière (Paris), Juliane Rebentisch (Offenbach), Rado Riha (Ljubljana), Rainer Rilling (Berlin), Regina Römhild (Berlin), Beate Roessler (Amsterdam), Cristina Rojas (Carleton), Hartmut Rosa (Jena), Sirupa Roy (Göttingen), Evelyn Ruppert (London), Kim Rygiel (Ontario), Birgit Sauer (Berlin/Wien), Paul Schaffer (Peterborough), Bernd Scherer (Berlin), William Scheuerman (Bloomington), Werner Schiffauer (Frankfurt/Oder), Philippe Schmitter (Florenz), Jacqueline Solway (Peterborough), Spyros A. Sofos (Lund), Gayatri Chakravorty Spivak (New York), Vicki Squire (Warwick), Ann Stoler (New York), Ferdinand Sutterlüty (Frankfurt), Alberto Toscano (London), Sevasti Trubeta (Berlin), Jan Völker (Berlin), Joseph Vogl (Berlin), Peter Wade (Manchester), Susan Wright (Kopenhagen), Joscha Wullweber (Kassel), Yasemin Yildiz (Urbana-Champaign), Eva Youkhana (Bonn), Gokce Yurdakul (Berlin), Andreas Zick (Bielefeld), Slavoj Zizek (Ljubljana), Alenka Zupancic (Ljubljana).

Deutsche Vereinigung für Volkskunde, International Network of Scientists and Engineers for Global Responsibility (INES), International Society for Ethnology and Folklore (SIEF), Österreichischer Fachverband für Volkskunde.

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