Il premio Beethoven al pianista e profugo Aeham Ahmad: Tra le rovine di Yarmouk

Tradotto dal tedesco da: Translators for Justice
Fonte: http://www.general-anzeiger-bonn.de/bonn/kultur/in-den-ruinen-von-jarmuk-article1751402.html

27 ottobre 2015

Di Bernhard Hartmann

Tra le macerie del campo profughi palestinese di Yarmouk a Damasco, in Siria, Aeham Ahmad ha suonato al pianoforte Bach, Beethoven, Mozart e moltissime canzoni per bambini scritte da lui.

Ha suonato e cantato, come se la musica fosse un mantra, per spingere le persone a non andar via. Il campo di Yarmouk fu costruito alla fine degli anni Cinquanta, ma nel tempo è venuto più che altro a costituire un vero e proprio quartiere della città, con case e un’infrastruttura funzionante.

Molti palestinesi erano riusciti a costruirsi un’esistenza in questo quartiere di due chilometri quadrati, ma, proprio lì dove un tempo le persone vivevano la loro vita e potevano sentirsi come in patria, oggi dominano solo fame, sofferenze e morte.

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon ha parlato del campo già qualche mese fa, definendolo un “lager di morte”, nel quale i circa 16 000 abitanti rimasti dei 150 000 profughi che vi abitavano un tempo vivono “nel girone più nero dell’inferno”, perché si trovano schiacciati tra le truppe di Assad e l’IS.

I jihadisti dello Stato Islamico, per i quali la musica classica è un peccato, hanno appiccato fuoco al pianoforte di Aeham Ahmad davanti ai suoi occhi, e il pianista, accortosi di non riuscire più con la sua musica e le sue canzoni a motivare le persone a rimanere, ha deciso di andar via, percorrendo la stessa strada che hanno preso la maggior parte dei profughi dalla Siria. A settembre il 28enne è arrivato in Germania e al momento vive in un campo profughi a Gießen.

Il pianista, la cui storia ha commosso già moltissime persone, dovrebbe ora ricevere a Bonn il premio Beethoven. In realtà il premio, alla prima edizione, sarebbe dovuto essere assegnato per la prima volta il prossimo anno, ma data la particolare situazione si è pensato fosse giusto conferirlo già quest’anno.

Torsten Schreiber, direttore artistico della Wasmuth Gesellschaft – ente istituito in memoria del gallerista e collezionista d’arte Johannes Wasmuth – e promotore del “Premio internazionale Beethoven per i diritti umani, la pace, la libertà, la lotta alla povertà e l’inclusione”, sostenuto ormai da una folta schiera di musicisti e amanti della cultura, ha già preso contatto con Ahmad, come da lui stesso dichiarato.

Il fine settimana scorso lo ha passato insieme al pianista palestinese, accompagnandolo a un concerto della Filarmonica di Colonia con il clarinettista siriano Kinan Azmeh, che Ahmad conosce bene, gli ha inoltre comprato degli spartiti e gli ha dato la possibilità di esercitarsi per un paio d’ore su un pianoforte a coda Steinway, prima del rientro a Gießen. La moglie di Ahmad e i suoi due figli vivono ancora a Damasco, tuttavia in una zona della città più sicura di quanto non sia Yarmouk. Il pianista farà in modo che la famiglia possa ricongiungersi a lui il prima possibile.

L’assegnazione del premio Beethoven dovrebbe avere luogo prossimamente a Bonn durante un concerto di beneficenza dell’associazione “AsA” (“Ausbildung statt Abschiebung”, in italiano: “formazione invece di espulsione”) a favore dei profughi che vivono a Bonn. La data non è ancora stata decisa. L’evento verrà organizzato in collaborazione con la stazione radiofonica tedesca Deutschlandfunk. Tra i musicisti e le personalità che sostengono il premio vi sono il violoncellista solista della Beethoven Orchester, Christian Brunnert, il violista Nils Mönkemeyer, le pianiste Elena Bashkirova e Luisa Imorde, nonché il presidente della Camera di Commercio e dell’Industria di Bonn/Rhein-Sieg, Wolfgang Grießl, e il presidente del Festival dei giovani artisti di Bayreuth, Andreas Loesch.

 

 

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