Nuove perizie sostengono l’ipotesi di omicidio Oury Jalloh assassinato mentre era in custodia della polizia?

Traduzione dal tedesco: Translators for Justice
Fonte: http://www.migazin.de/2015/10/28/fall-oury-jalloh-gedenk-initiative/

28 ottobre 2015

Sempre più dubbia la tesi del suicidio avanzata dalla polizia nel caso Oury Jalloh. Perizie aggiornate dimostrano che il coinvolgimento di terzi è più probabile del suicidio.

Secondo l’iniziativa in memoria di Oury Jalloh, tre nuove perizie sosterrebbero l’ipotesi che nella morte del rifugiato originario della Sierra Leone siano coinvolte terze persone. Sembrerebbe “più probabile” che dieci anni fa non sia stato Jalloh ad appiccare il fuoco nella sua cella, ha commentato da Berlino Thomas Ndindah, membro dell’iniziativa. L’iniziativa ha incaricato esperti in materia di incendi, un tossicologo londinese e un medico legale canadese di effettuare le perizie per circa 20.000 euro.

Jalloh è deceduto il 7 gennaio 2005 in una cella della prigione di Dessau, nella Sassonia-Anhalt, a causa di un incendio. Jalloh si trovava legato a una branda e nel suo sangue era stato misurato un tasso alcolemico inferiore al tre per mille. Secondo la polizia, sarebbe stato lo stesso Jalloh, allora ventiduenne, a infiammare con un accendino il materasso.

L’iniziativa di commemorazione accusa tuttavia gli investigatori e la giustizia di ostacolare le indagini e di trattenere delle prove. Ndindah ha affermato che gli investigatori hanno sostenuto sin da subito l’ipotesi che Jalloh si fosse dato fuoco da solo. Alle domande degli interrogatori “è stato risposto in maniera molto titubante, incompleta o non è stata data alcuna risposta”.

Secondo l’esperto in materia d’incendi Iain Peck, è più probabile che una terza persona abbia appiccato il fuoco, eventualità che potrebbe essersi verificata attraverso la distruzione e l’incendio del materasso o mediante l’uso di liquidi combustibili.

La perizia di Peck indica che, al momento dell’accaduto, è altamente improbabile che un accendino possa essersi trovato nella cella. Non sono stati trovati residui di plastica fusa né sul materasso né sul cadavere. Come gli altri periti, Peck ha basato la sua indagine sugli atti, le foto e i video del luogo del delitto. Non gli è stato permesso di visitare il corridoio esterno alle celle.

Peck ha aggiunto che è tuttavia possibile che siano stati utilizzati liquidi combustibili per accendere il fuoco. Il fatto che gli investigatori non ne abbiano trovato dei residui nella cella, non prova che non ci siano stati. A causa della lunga durata e della violenza dell’incendio, è piuttosto probabile che i residui si siano completamente bruciati, ha detto Peck. Anche il medico legale Alfredo Walker ha ritenuto possibile l’uso di liquidi combustibili.

Peck ha spiegato che, per incendiare il materasso ignifugo nella cella, Jalloh avrebbe dovuto praticare un foro grande sei-otto centimetri nell’espanso. “Sembra altamente improbabile che il signor Jalloh abbia potuto causare un tale danno con le mani bloccate e con gli ufficiali di guardia che lo controllavano ogni 30 minuti”, ha affermato il perito. Peck ha anche criticato la frammentarietà del materiale che gli è stato messo a disposizione per l’indagine.
Nadine Saeed dell’iniziativa di commemorazione ha aggiunto che durante le indagini molti aspetti “che in realtà sono parte della procedura standard qui non sono stati rispettati”. Mancavano ad esempio foto dell’autopsia delle vie aeree di Jalloh e – sostiene Saeed – all’iniziativa sono state fatte pervenire foto dell’esofago anziché delle vie aeree. Secondo le autorità, Jalloh sarebbe deceduto per intossicazione.

I procedimenti penali sul caso Jalloh si susseguono da anni. Nel 2014 il Tribunale Federale ha confermato in ultima istanza la condanna a una multa di 10.800 euro dell’allora responsabile degli agenti di custodia della polizia per omicidio colposo. Il pubblico ministero di Dessau-Roßlau indaga dall’inizio del 2014, su richiesta dell’iniziativa, per scoprire se vi siano altre piste investigative sulla causa dell’incendio. (epd/mig)

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