Le verità dietro al dibattito sull’immigrazione

1 ottobre 2015

Traduzione dal tedesco: Translators for Justice

Fonte: http://www.migazin.de/2015/10/01/die-wahrheiten-der-migrationsdebatte/

Perché i rifugiati sono sempre uomini? Quali rifugiati costano di più? E in cosa consiste davvero la minaccia paventata dall’attuale situazione dei rifugiati? Sebbene, per la natura stessa del tema, il dibattito sulla migrazione sia in perenne evoluzione, non mancano tuttavia aspetti la cui verità sia scientificamente indiscutibile. Un articolo del Dr. Chadi Bahouth

In linea di principio si distingue tra rifugiati, ovvero coloro che hanno diritto di asilo, e migranti in senso generico, che scappano o migrano per altri motivi. La divisione australiana di Amnesty International ha fatto suo l’appello di Al Jazeera e ha invitato i rappresentanti della stampa a distinguere tra “migrante” e “rifugiato”, mettendo in guardia di fronte a un uso scorretto della lingua.

Molti scappano entro i confini del proprio paese

Ogni anno sono effettivamente centinaia di migliaia le persone che arrivano in Germania, nel 2014 sono state ad esempio 667.000. Quello che spesso non viene detto, tuttavia, è che questi flussi sono in parte fisiologici e solo una percentuale di queste persone presenta domanda di asilo in Germania.

I numeri mostrano come la realtà venga molto distorta in alcuni articoli. Al momento, in tutto il mondo, sono 59,5 milioni le persone in fuga. È il numero più alto mai registrato dall’UNHCR. La maggior parte di queste persone, 38,2 milioni, rientra tra i cosiddetti sfollati interni, ovvero tra coloro che rimangono all’interno del proprio paese. 19,5 milioni scappano oltre i confini del proprio paese e 1,8 milioni presentano domanda di asilo1. Di questi, 627.000 in tutta Europa e 203.000 in Germania. Solo nel 2014, 13,9 milioni di persone in tutto il mondo sono state scacciate da casa loro.2

La maggior parte delle persone non vuole scappare. Come ha dichiarato in maniera concisa un ragazzo siriano in un intervista con Al Jazeera America: “Just stop the war in Syria and we don’t want to go to Europe. Just stop the war. Just that”.

Dallo scoppio della guerra in Siria le persone in fuga hanno raggiunto quota 12 milioni. All’interno della Siria stessa sono 7,6 milioni gli sfollati interni e più di 4 milioni di persone sono fuggite nei paesi limitrofi.3 270.000 siriani hanno presentato domanda di asilo in Europa, ovvero solo il 2,25% di tutti i siriani in fuga. Per fare un confronto: il Libano ha accolto il 25% di tutte le persone fuggite dalla Siria, anche se alcune fonti parlano addirittura di quasi il 50%, vale a dire due milioni di persone su una popolazione di appena quattro milioni.

Nel 2014, 69.500 profughi siriani sono arrivati in Germania. Da quando è iniziata la crisi non viene più respinto nessun profugo verso la Siria. Questa situazione ha dato adito a una provocazione da parte del cabarettista Max Uthoff, che si è chiesto: “Se riconosciamo il diritto di asilo a tutti i siriani, allora perché li lasciamo affogare nel Mediterraneo e non creiamo vie di fuga sicure verso l’Europa?!”

Dei rifugiati che lasciano la loro patria solo pochi affrontano il viaggio pericoloso e costoso verso l’Europa. Uno dei motivi risiede nella cosiddetta regola dello Stato terzo, per la quale un richiedente asilo che è diretto in uno Stato europeo e passa per un “paese sicuro” deve presentare la sua domanda di asilo nel paese di transito. La Germania è circondata da paesi terzi sicuri e fino a qualche settimana fa l’ingresso legale in Germania era possibile solo con un aeroplano. Tuttavia, una compagnia aerea che ammetta a bordo rifugiati senza visto in regola rischia di incorrere in sanzioni statali. La Germania ha intanto temporaneamente sospeso il regolamento di Dublino-III per i rifugiati siriani.4

Sono in gioco i valori europei

Alle forze di destra piace affermare che la Germania verrà sommersa da un’orda di richiedenti asilo. I conservatori di destra dipingono scenari da paura e mettono in guardia dai “demagoghi”, inculcando però a tutti esattamente quello di cui avrebbero bisogno, ovvero la paura di un’ipotetica “invasione di stranieri”.

Quello che a loro preme non sono i numeri, bensì decidere chi può essere accolto e chi no. Se fossero in centinaia di migliaia di francesi, americani o giapponesi non si porrebbe nessun problema. Ma se sono arabi e africani non vanno assolutamente fatti entrare. Si comincia con la “demonizzazione [come…] fondamento ideologico di una società ineguale” e si passa poi al razzismo vero e proprio basato su caratteristiche come etnia o religione. Quello che è in gioco adesso sono niente meno che i valori di un’Europa illuminata, democratica e fondata sui principi dello stato di diritto.

Lo dimostra ad esempio la cittadina svizzera di Oberwil-Lieli, che paga una multa dell’ordine di migliaia di euro per non voler accogliere richiedenti asilo. Un cittadino su dieci è milionario, ragion per cui la cittadina svizzera potrà permettersi a lungo di tenere lontani “scrocconi” e “parassiti”.

Con le esportazioni di armi, gli interventi economici e politici e gli effetti delle azioni degli istituti finanziari, i paesi occidentali hanno una buona dose di colpa nel peggioramento della situazione di molte persone. I governi europei lavorano ad esempio alla stipula di accordi come la Dichiarazione Khartoum, secondo la quale i paesi africani dovrebbero chiudere le frontiere verso l’Europa. Al tavolo delle trattative siedono anche rappresentanti della dittatura militare in Eritrea. La percentuale di riconoscimento di domande di asilo provenienti da questo paese è al 99%.

E il problema degli uomini?

I populisti puntano il dito anche contro l’elevata percentuale di uomini tra i rifugiati. Secondo David Frum, “se si trovassero in situazioni di guerra o carestia, scapperebbero tutti insieme: vecchi e bambini, donne e uomini”. Effettivamente due terzi dei richiedenti asilo arrivati in Germania sono uomini. Come mostrano le statistiche annuali stilate dall’ente federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (Bundesamts für Migration und FlüchtlingeBAMF) per il 2014, nella fascia di età dai 18 ai 35 anni la percentuale di uomini arriva al 75%.

Questa prevalenza di uomini ha però una spiegazione: sono poche le famiglie tanto benestanti da potersi permettere una fuga collettiva di tutti i membri della famiglia. Anche dopo aver venduto casa e campi e aver contratto debiti, la maggior parte non può finanziare il viaggio a più di un membro della famiglia, che di norma è un uomo in età da lavoro. La speranza è che, una volta che si sarà stabilito in Europa, il congiunto possa far arrivare la famiglia per vie sicure.

Anche nelle famiglie relativamente benestanti le donne e i bambini rimangono in un primo momento nel loro paese. Durante il viaggio, le donne sono fortemente esposte al pericolo di rapimenti e aggressioni sessuali. Coloro che sono fuggiti dai loro paesi raccontano inoltre di situazioni in cui i trafficanti di uomini hanno gettato in mare i bambini che urlavano.

I rifugiati sono un “carico netto”?

Le persone che fuggono dal loro paese vengono spesso giudicate in base al loro valore finanziario, secondo il principio condiviso da Frum che “più povero è il paese dal quale provengono, maggiori saranno i costi sociali associati al loro accoglimento”. Il valore economico degli immigrati sarebbe diminuito sensibilmente ad esempio in Svezia a causa dell’arrivo di rifugiati più poveri. Frum parla in questo contesto di “carico netto”, “numero elevato di abbandoni prematuri della scuola” e “criminali”.

Tuttavia le statistiche dimostrano che già la seconda generazione di immigrati o rifugiati in Germania raggiunge livelli di istruzione più alti rispetto alla popolazione autoctona. Secondo Ratna Omidvar, presidente della Maytree Foundation, in Canada già la seconda generazione sarebbe così ben integrata da avere piene possibilità di partecipazione. Secondo Omidvar “la cittadinanza è decisiva: tanto prima gli immigrati diventano cittadini, quanto più rapidamente si sentiranno a casa in quel paese e in quella società”.

Per l’esperto di immigrazione Doug Sanders l’integrazione è “una parola ironica, perché molti pensano che significhi rendere gli altri uguali a se stessi. Ma quando le persone hanno un lavoro iniziano automaticamente a diventare parte della società, i loro bambini vanno a scuola e avranno successo. Le differenze restano, ma diventano differenze utili.”

Gli evasori pesano di più sulle casse di uno Stato rispetto ai rifugiati

Ancora più incomprensibile è il nostro rifiuto nei confronti dei rifugiati che arrivano in Germania con elevate qualifiche, considerando che proprio noi siamo alle prese con una società sempre più anziana, non sappiamo come faremo in futuro a pagare le pensioni e ad accudire gli anziani. L’Europa trae enormi profitti – proprio di natura finanziaria – dai movimenti migratori e dei rifugiati.

Il sostegno ai richiedenti asilo arrivati nel 2015 costerà secondo le stime attuali circa 10 miliardi di euro. Questi costi saranno sostenuti anche dalle persone di origine straniera che vivono in Germania, ovvero ormai una persona su cinque.

Invece, un altro tipo di “fuga”, la fuga dagli obblighi fiscali, costa ai contribuenti ogni anno fino a 160 miliardi di euro. Si potrebbero abbassare questi costi, invece di scatenare perfidamente guerre tra poveri e alimentare paure, mentre i più ricchi nascondono i loro miliardi nelle oasi fiscali.

I due volti dell’accoglienza

Le posizioni conservatrici di destra suggeriscono alla popolazione che sarà possibile accogliere solo un determinato numero di rifugiati, pena la minaccia del proprio status economico. Un effetto collaterale di questa posizione è la diffusione di atteggiamenti razzisti in ampie porzioni della popolazione, soprattutto laddove il contatto con persone di origine straniera è ridotto.

In questo modo si genera pressione al centro della società e, se la politica non si dimostra forte, il risultato è una deriva verso destra e il deterioramento dei diritti fondamentali e civili. In questo contesto si inserisce l’annuncio fatto dal ministro degli Interni Thomas de Maizière di voler inserire una “quota” per i richiedenti asilo in Germania. Quando questa quota sarà raggiunta, dovremo dunque rispedire indietro ragazze e donne che hanno subito rapimenti, uomini che sono stati torturati e bambini traumatizzati?

C’è però anche l’altra faccia della Germania, quella che sostiene i rifugiati con cibo e vestiti, quella che li accoglie in stazione e regala giocattoli ai bambini. Diverse associazioni aprono loro le porte e integrano i rifugiati in attività sportive lasciando che partecipino alla vita di tutti i giorni. Interi paesi si risvegliano grazie all’arrivo di nuovi abitanti.

Tutte le differenze, le capacità e le potenzialità dei nuovi cittadini possono essere sfruttate. Ma la cosa più importante è che la maggior parte della nostra società sia d’accordo sul fatto che ci sono valori non convertibili in euro e statistiche.

Questo testo è stato prima pubblicato sul portale tedesco di discussione politica SagWas della fondazione Friedrich-Ebert e poi leggermente adattato per la rivista MiGAZIN.

  1. UNHCR: Global Trends. Forced Displacement in 2014 e UNHCR: Asylum Trends. Levels and Trends in Industrialized Countries.  []
  2. UNHCR: Global Trends. Forced Displacement in 2014.  []
  3. 805.255 in Turchia, 249.726 in Iraq, 629.128 in Giordania, 132.375 in Egitto, 1.172.753 in Libano e 24.055 in varie parti dell’Africa settentrionale, cfr.: Pro Asyl []
  4. BAMF: ”Di fatto, al momento, non applichiamo più le procedure di Dublino per quanto riguarda i cittadini siriani”. Cfr.: Twitter []

: rifugiati, sfollati interni, migranti, politica dei rifugiati, immigrazione, Siria, crisi dei rifugiati

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