I gruppi festeggiano il sostegno europeo durante la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa

30.04.2014
Tradotto dall’inglese da Translators for Justice
Fonte: http://www.indexoncensorship.org/2014/04/groups-celebrate-european-support-world-press-freedom-day/

I beneficiari dei finanziamenti annunciano i primi risultati dei progetti rivolti ad affrontare le intimidazioni e ad aiutare i giornalisti

Un articolo di Index on Censorship

VIENNA, 30 aprile 2014 – Gli osservatori sulla libertà di stampa hanno dichiarato oggi che i paesi dell’Unione Europea hanno un motivo in più per festeggiare il 3 maggio la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa: la Commissione Europa dà il suo sostegno a progetti che affrontano la violazione della libertà di stampa e del pluralismo e che forniscono aiuti concreti ai giornalisti.

Ad ogni modo, nuove ricerche nell’ambito della legge e delle pratiche antidiffamazione, in particolare uno dei quattro progetti di durata annuale partiti a febbraio grazie a un programma di sovvenzione della Commissione che osserva i 28 Stati membri dell’Unione più cinque paesi candidati, ha fatto luce su un problema ovvio, ma da tutti ignorato, ha riferito l’IPI, l’International Press Institute con sede a Vienna. I risultati preliminari di uno studio condotto dall’IPI e dal Centre for Media and Communications Studies (CMCS) presso la Central European University di Budapest hanno rivelato che il diritto penale nell’Unione Europea in materia di diffamazione, calunnia e insulto continua a sussistere e, in molti casi, vengono violati gli standard internazionali e europei.

Inoltre, come ha riscontrato un altro progetto, il “Safety Net for European Journalists”, gli attacchi ai giornalisti continuano a rappresentare un grande limite alla libertà di stampa in Europa. Ricerche e lavoro sul campo condotti dall’Osservatorio Balcani e Caucaso, dalla South East Europe Media Organisation (SEEMO), affiliata dell’IPI, da Ossigeno per l’Informazione e dalla dott.ssa Eugenia Siapera della Dublin City University hanno rivelato che i giornalisti nel sud-est dell’Europa, in Turchia e in Italia spesso subiscono lo stesso tipo di minacce e pressione, sottolineando quanto sia cruciale il bisogno di sostegno tra le nazioni.

“Purtroppo in Europa libertà di stampa e pluralismo non possono essere dati per scontato”, ha commentato Neelie Kroes, vice-presidente della Commissione Europea responsabile dell’Agenda Digitale. “Noi tutti, governi, ONG, la stampa e le istituzioni europee dobbiamo agire per difendere con fermezza questi principi, in Europa e non solo, ora e domani, sulla stampa cartacea e su quella online. Mi interessa vedere quale sarà il risultato dei progetti indipendenti”.

Il programma sovvenzionato dalla Commissione Europea, lo “European Centre for Press and Media Freedom”, sta finanziando due progetti oltre a quello dell’IPI per studiare gli effetti delle leggi antidiffamazione sul giornalismo in Europa e per farle conoscere, e il progetto “Safety Net” per stabilire una rete di supporto transnazionale per i giornalisti nel sud-est dell’Europa, in Turchia e in Italia. Index on Censorship ha creato un progetto per costruire una mappa delle violazioni della libertà di stampa e il Centre for Media Pluralism and Media Freedom (CMPF) con sede a Firenze, anch’esso impegnato insieme al CMCS, sta creando strumenti e reti per rafforzare il giornalismo in Europa.

Il lavoro dei beneficiari del finanziamento, ovvero la lotta contro le violazioni del diritto fondamentale di stampa e della libertà di informazione, svolgerà un ruolo critico nella tutela sia del diritto umano fondamentale della libertà di espressione, come garantito dall’Articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, sia del ruolo strumentale dei media nella salvaguardia dell’ordine democratico.

Alcuni dei beneficiari collaboreranno anche per stabilire una rete intra-europea di assistenza legale per gli organi di stampa che devono affrontare procedimenti legali.

IPI e CMCS progettano di pubblicare una relazione complessiva ad inizio giugno circa lo stato della legge antidiffamazione penale e civile nei paesi membri dell’Unione e nei paesi candidati, al fine di aiutare a identificare gli Stati che più di tutti dovrebbero impegnarsi. La relazione valuterà ciascun paese su un certo numero di categorie, comprese tipo di difesa e punizioni disponibili e l’esistenza di misure atte a proteggere dalla critica pubblici ufficiali, capi di stato o simboli nazionali. Comprenderà anche un “indice di percezione”, primo nel suo genere, per misurare l’effetto soggettivo che i procedimenti anditiffamazione penali e civili hanno sulla libertà di stampa.

Ricerche preliminari mostrano che in quasi tutti gli stati membri dell’Unione Europea la diffamazione e l’insulto sono reati punibili con la detenzione, in alcuni casi fino a cinque anni, e che i giornalisti continuano a dover affrontare procedimenti in molti paesi, in particolare Croazia, Grecia, Ungheria, Italia, Malta e Portogallo. Mentre alcuni paesi si sono mossi verso una decriminalizzazione, solo pochi stati hanno abolito del tutto i provvedimenti penali contro diffamazione e insulto, tra di essi l’Irlanda, la Romania e la Gran Bretagna.

Una scoperta fondamentale finora è che mentre i tribunali nazionali in molti casi applicano quanto già stabilito in casi precedenti dalla Corte Europea sui Diritti Umani riguardanti la tutela della libertà di espressione, pochi stati membri dell’Unione Europea hanno adottato una legislazione che rispetta questi standard. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda gli strumenti di difesa che i giornalisti hanno a disposizione nei procedimenti per diffamazione. Secondo l’IPI, la mancanza di una legislazione moderna che stabilisca con chiarezza quali sono gli strumenti a difesa della verità, del pubblico interesse, della critica oggettiva e di una onesta opinione contribuisce a creare un’atmosfera di incertezza e possibile autocensura sulle questioni di pubblico interesse.
In aggiunta, la ricerca ha mostrato finora che le misure di tutela legale che proteggono i pubblici ufficiali da esami approfonditi sono la maggioranza in molti paesi, e che tali disposizioni vanno spesso di pari passo con punizioni più gravi per giornalisti e organi di informazione che pubblicano contenuti che potrebbero essere giudicati diffamatori. L’unione di questi due strumenti, presenti nella legislazione di molti paesi membri dell’Unione Europea, indebolisce in modo significativo le tutele legali che consentono ai giornalisti e agli organi di informazione di svolgere il loro necessario ruolo di controllo. Tali barriere pongono restrizioni ingiustificabili ai diritti di libertà di espressione e al diritto del pubblico di essere informato, come stabilito da convenzioni e trattati internazionali ed europei.

Nonostante le evidenti difficoltà, comunque, la ricerca ha riscontrato anche la presenza di diversi movimenti positivi importanti, tra cui l’attuazione di una moderna legislazione civile antidiffamazione in Irlanda nel 2009 e in Inghilterra e in Galles nel 2013, nonché la completa revoca del reato di diffamazione in quelle giurisdizioni. L’eliminazione, per la gran parte, di sentenze carcerarie come punizione per la diffamazione in Finlandia, nuove discussioni tra i legislatori in Italia per porre fine all’arresto per diffamazione e l’eliminazione di una legge francese a punizione di insulti al presidente, indicano tutti una volontà crescente, sebbene timida, di affrontare legislazioni antiquate.

Per maggiori informazioni o per fissare un’intervista con Steven M. Ellis, IPI Senior Press Freedom Adviser, chiamare il numero +43 (1) 512 9011 o scrivere a sellis@freemedia.at.

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