Dal Sudafrica alla Palestina

8 Aprile 2014
Tradotto dall’inglese da Translators for Justice
Fonte: http://socialistworker.org/2014/04/08/south-africa-to-palestine

L’Emerito Arcivescovo Desmond Tutu, figura emblematica del movimento contro l’apartheid in Sudafrica, il 2 aprile ha rilasciato la seguente dichiarazione di solidarietà con il boicottaggio accademico e culturale d’Israele da parte della Palestina. La dichiarazione giunge sulla scia di una serie di proposte legislative che cercano di punire le associazioni accademiche, come l’American Studies Association, che hanno adottato risoluzioni volte a onorare l’appello palestinese al boicottaggio, al disinvestimento e alle sanzioni contro Israele.

IO scrivo oggi per esprimere profonda preoccupazione per l’ondata di misure legislative promosse negli Stati Uniti per punire e intimidire coloro che si esprimono secondo coscienza e sfidano le violazioni dei diritti umani subite dal popolo palestinese. Nei parlamenti del Maryland, di New York, Illinois, Florida, e anche al Congresso degli Stati Uniti, sono state presentate proposte di legge atte a proibire i finanziamenti alle associazioni accademiche oppure a diffamare coloro che hanno preso posizione contro l’occupazione israeliana della Palestina.

Queste manovre legislative rispondono a una crescente iniziativa internazionale, il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), del quale sono stato a lungo un sostenitore. La campagna BDS nasce da un appello alla giustizia lanciato dagli stessi palestinesi. E’ un movimento internazionale nonviolento, guidato dai palestinesi, che cerca di costringere il governo israeliano a rispettare il diritto internazionale per quanto riguarda il trattamento del popolo palestinese.

Ho sostenuto questo movimento perché esercita pressione sullo Stato di Israele senza far ricorso alla violenza, con l’obiettivo di creare una pace duratura per i cittadini di Israele e della Palestina, pace che la maggior parte dei cittadini desidera ardentemente. Sono stato testimone dell’umiliazione e della violenza sistematica contro uomini, donne e bambini palestinesi esercitata da membri delle forze di sicurezza israeliane. La loro umiliazione e il loro dolore sono fin troppo familiari a noi sudafricani.

In Sudafrica non avremmo potuto ottenere la democrazia senza l’aiuto di quelle persone che, in tutto il mondo, attraverso l’uso di mezzi nonviolenti come il boicottaggio e il ritiro degli investimenti, hanno incoraggiato i loro governi e altri attori societari a invertire il decennale supporto al regime dell’apartheid. La coscienza mi obbliga a schierarmi dalla parte dei palestinesi che cercano di usare le stesse strategie della nonviolenza per proseguire gli sforzi intesi a porre fine all’oppressione derivante dall’occupazione israeliana.

Leggi simili a quelle proposte negli Stati Uniti avrebbero reso estremamente difficile la partecipazione a un movimento come quello che pose fine all’apartheid in Sudafrica. Sono anche profondamente turbato dalla retorica connessa alla promulgazione di queste leggi che, a quanto capisco, nel caso del Maryland ha incluso testimonianze che paragonano il boicottaggio alle azioni dei nazisti in Germania. L’Olocausto nazista, che culminò nello sterminio di milioni di ebrei, è un crimine di proporzioni mostruose. Sostenere che sia in qualche modo paragonabile a un’iniziativa nonviolenta minimizza la natura orribile di questa tragica fase genocida della storia del mondo.

I boicottaggi adottati in Sudafrica, nel Sud degli Stati Uniti o in India hanno determinato trasformazioni che non solo hanno condotto alla libertà e alla giustizia per le vittime, ma anche alla pace e alla riconciliazione per gli oppressori. Sono fermamente contrario a qualsiasi atto legislativo volto a punire o scoraggiare gli individui dal perseguire questa aspirazione al cambiamento. E io resto sempre fiducioso che, come i tentativi nonviolenti che lo hanno preceduto, il movimento BDS si riveli alla fine un catalizzatore per una pace onesta e una riconciliazione per tutti i nostri fratelli e sorelle, palestinesi e israeliani, in Terra Santa.

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