Una settimana fatale per i palestinesi

14.03.2014
Tradotto dall’inglese da Translators for Justice
Fonte: http://newint.org/blog/2014/03/14/a-deadly-week-for-palestinians/

Di Noreen Sadik

È stata una settimana fatale per i palestinesi che vivono nei territori occupati. Nell’arco di 24 ore, da lunedì scorso a martedì, le forze militari israeliane hanno ucciso tre palestinesi della Cisgiordania in scontri diversi. Tre residenti della Striscia di Gaza hanno perso la vita durante gli attacchi aerei israeliani.

Saji Darwish, 18enne di Beitin, un paese ad est di Ramallah, città della Cisgiordania, era uno studente della Bir Zeit University. Le testimonianze sull’omicidio risultano contraddittorie. Stava lanciando pietre contro auto israeliane nelle vicinanze dell’insediamento israeliano abusivo di Givat Asaf? O quel lunedì sera portava semplicemente le sue pecore a pascolare su un territorio appartenente ai residenti di Beitin?

Ad ogni modo, Darwish è stato fatalmente ucciso con un colpo alla testa.

Stando a B’Tselem – il Centro di Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati – i militari hanno definito l’attacco “un’imboscata per catturare i lancia pietre”.

Poco prima, quello stesso giorno, in corrispondenza del ponte Allenby che collega la Giordania alla Cisgiordania, il giudice giordano Raed Zeitar, 38 anni, un palestinese di Nablus con cittadinanza giordana, stava ritornando in Cisgiordania per rendere visita alla figlia ammalata.

Ancora una volta, le testimonianze risultano contraddittorie. I militari israeliani sostengono che “un palestinese aveva tentato di afferrare l’arma di un militare israeliano sul ponte Allenby che collega alla Giordania. I soldati israeliani hanno fatto fuoco ed è stato identificato uno sparo”. Tuttavia, il testimone Mohammed Zayd ha precisato alla Ma’an News Agency come Zeitar non stesse cercando di afferrare l’arma del soldato, bensì che quest’ultimo avesse spinto Zeitar a terra, e che Zeitar l’avesse poi strattonato. Il motivo dello scontro tra Zeitar e il soldato rimane sconosciuto.

Ad ogni modo, Zeitar è stato ucciso con tre colpi d’arma da fuoco nel torace.

In quello stesso giorno la terza vittima è stato il 23enne Fida’ Mohyeeddeen Majadla. I soldati hanno sparato contro la sua auto non molto distante dal posto di controllo di al-Kafriyyat, situato nella parte meridionale di Tulkarem, città della Cisgiordania settentrionale. Il giovane è deceduto immediatamente dopo aver subito colpi alla testa e al torace. Il passeggero nella vettura, Ibrahim Shokry, è stato ferito. I soldati hanno chiuso il posto di controllo impedendo all’ambulanza palestinese di prelevare la salma di Majadla’s. La causa dell’omicidio rimane sconosciuta.

Ad ogni modo, Majadla è stato ferito mortalmente.

Al mattino successivo tre membri del gruppo di resistenza Jihad Islamica sono stati uccisi a Gaza. Ma’an racconta come questi abbiano tentato di “bloccare l’avanzata delle vetture militari israeliane che si avvicinavano a quella zona”. Gli ufficiali militari israeliani affermano che “si è ricorso alle incursioni aeree in seguito al lancio di proiettili mortaio provenienti dalla Striscia di Gaza verso Israele’.

Ad ogni modo, altri tre palestinesi sono stati uccisi.

Questi omicidi si sono succeduti subito dopo la pubblicazione del rapporto di Amnesty International del febbraio 2014 intitolato “Grilletto facile. Uso eccessivo della forza da parte di Israele in Cisgiordania”.

I dati forniti dalle Nazioni Unite mostrano come tra gennaio 2011 e dicembre 2013 siano stati uccisi 45 palestinesi con munizioni cariche. Nel 2013 sono stati uccisi 25 palestinesi, 1,5 volte in più rispetto al 2011 e 2012 messi insieme. Nello stesso periodo circa 261 palestinesi, tra cui 67 bambini, sono stati gravemente feriti da munizioni cariche, mentre altri 8.000, tra cui 1.500 bambini, hanno riportato ferite provocate da pallottole di metallo rivestite di gomma, gas lacrimogeni e inalazione degli stessi.

“Il numero sconcertante di feriti fa riflettere sul pericolo costante che si trovano ad affrontare i palestinesi della Cisgiordania occupata”, afferma Philip Luther, direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Il rapporto pubblicato dall’organizzazione per i diritti umani riporta i dettagli sull’uccisione di 22 palestinesi, di cui quattro bambini. Quattordici vittime sono state uccise durante delle manifestazioni.

I palestinesi sono ancora sconvolti per la morte di Muataz Washaha, 24 anni, avvenuta due settimane fa a Birzeit, un paese nei pressi di Ramallah. Avendo rifiutato di consegnarsi ai soldati israeliani ed essere tenuto eventualmente prigioniero per mesi o anni, si era barricato in casa sua. Dopo un’ora di attesa, i soldati hanno buttato giù una parte della casa e hanno aperto il fuoco.

Secondo un testimone, Washaha non aveva sparato alcun colpo né prima né dopo che casa sua venisse parzialmente demolita. Un militare israeliano ha raccontato che Washaha era ricercato per “sospetto di attività terroristiche”.

Ad ogni modo, un altro giovane palestinese ha perso la vita.

Secondo i principi base stabiliti dalle Nazioni Unite sull’uso della forza e delle armi da parte degli agenti di polizia, “si può ricorrere all’uso intenzionale di armi solo in casi estremamente inevitabili a scopo di autodifesa o per la difesa della vita altrui da un pericolo mortale imminente o da gravi lesioni e solo nel caso in cui strumenti di difesa meno estremi risultino essere insufficienti per raggiungere questi obiettivi“.

Gli attacchi aerei da parte degli israeliani verificatisi negli ultimi giorni su Gaza hanno visto una delle più grandi escalation di violenza dall’inizio dell’Operazione Pilastro di Difesa nel 2012 sulla Striscia di Gaza da parte degli israeliani. Al momento la Jihad islamica rispetta la tregua imposta dagli egiziani. Gli ufficiali israeliani negano che ci sia stato accordo sul cessate il fuoco.

Con l’inasprimento della situazione in Cisgiordania a causa della barriera di separazione israeliana, l’aumento degli insediamenti israeliani abusivi, le demolizioni, gli sfratti, i posti di controllo e le restrizioni applicate al movimento dei palestinesi, sembra che un numero crescente di persone stia resistendo all’oppressione e che le dimostrazioni stiano aumentando. Senza dubbio aumenterà il numero di morti e feriti tra i palestinesi.

Yesh Din, un’organizzazione israeliana per i diritti umani, spiega come “la gran parte dei crimini violenti contro i palestinesi non solo rimane impunita, ma spesso viene completamente ignorata dalle autorità”. Il 94% delle investigazioni criminali condotte dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) su quei soldati sospettati di svolgere attività criminali nei confronti dei palestinesi e dei loro beni vengono archiviate senza rinvio a giudizio.

Il rapporto “Grilletto facile” si conclude come segue: “Fino a quando ai soldati e alla polizia israeliana non verrà chiesto di rendere conto degli abusi di potere e dell’esercizio continuato di abusi di tale gravità, si protrarranno gli omicidi illegittimi di manifestanti e ai palestinesi verrà negato il diritto di manifestare pacificamente senza il timore di essere feriti o uccisi”.

Qui di seguito sono elencati soltanto alcuni dei nomi delle vittime senza volto: Oday Darwish, Majd Lahlouh, Mahmoud Adel Fares al-Titi, Saleh Amarin, Amna Qdaih, Samir Awad, Lubna Hanash, Naji Belbesi, Amer Nassar, Karim Abu Sbeih… quante altre ancora ve ne saranno?

Tags: Gaza, Cisgiordania, Israele, barriera di separazione israeliana, abuso di potere, diritto di manifestare

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