Le difficoltà di trovare finanziamenti in Camerun a sostegno dei diritti degli omosessuali

13.11.2013
Tradotto dall’inglese da Translators for Justice
Fonte: http://www.opendemocracy.net/openglobalrights/alice-nkom/challenge-of-finding-funding-for-gay-rights-in-cameroon

di Alice Nkom

Quando Alice Nkom ricevette dall’UE una sostanziosa donazione come premio per il suo lavoro in difesa degli omosessuali in Camerun, fu accusata di incoraggiare un’attività illegale. In quest’articolo Nkom descrive la realtà che affrontano coloro che provano a trovare fondi per i diritti umani, attività che il governo, e molte persone in Camerun, non approvano.

Dieci anni fa, alcuni amici omosessuali francesi erano in visita in Camerun e mi ritrovai ad avvertirli di fare attenzione. L’omosessualità è illegale in Camerun, come in gran parte dell’Africa, e lo stato fa presto a punire severamente chiunque sia sospettato di intrattenere rapporti sessuali con membri del proprio sesso, arrivando a una condanna di cinque anni di reclusione.

Ma io sono un avvocato, ho studiato in Francia e pratico come avvocato di diritto commerciale dal 1969, lavorando anche su questioni inerenti ai diritti umani, difendendo vittime di violenza da parte della polizia e cose di questo tipo. Parlando con quei turisti, capii che non potevo accontentarmi semplicemente di avvertire le persone dei rischi che gli omosessuali corrono in questo paese.

Allora nel 2003 fondai la mia associazione, la Association for the Defence of Homosexuality (ADEFHO) con l’obiettivo di lavorare contro la discriminazione dell’omosessualità nel mio paese.

Il governo considera l’omosessualità un grave crimine e la società in generale lo vede come un abominio dal punto di vista religioso (la maggior parte delle persone qui sono cattoliche). L’omosessualità è un argomento molto delicato e nessuno vuole finanziare qualcosa che è considerato un crimine. Per questo c’erano poche possibilità di trovare qualcuno qui che finanziasse il mio lavoro. Anzi, lo Stato mi ha dipinto come una nemica del presidente, il che significa che praticamente nessuno vuole avere a che fare con me, figuriamoci donarmi soldi per finanziare il mio lavoro o la promozione dei diritti per gli omosessuali. Ricevo minacce di morte in continuazione e tutti i volontari che lavorano per me prima o dopo devono smettere perché iniziano anche loro a ricevere minacce e vengono emarginati dalla società.

La mia organizzazione non governativa è quindi un po’ particolare: non ho un ufficio, non ho personale, non ho una campagna informativa ufficiale perché verrebbe sabotata.

Le spese principali legate al mio lavoro dipendono dalle guardie del corpo che pago 100 dollari al mese per proteggermi, dalle spese per comparire in tribunale, quelle di gestione dei documenti per i casi che difendo e quelle per raggiungere i casi nelle zone più remote del paese.

In questo momento sto difendendo 10 persone in prigione e 12 chiamate a rispondere in tribunale. Poi ci sono tutti quelli che ho aiutato ad uscire di prigione o a evitarla. La maggior parte di questi non riesce a trovare lavoro, ha problemi di salute, ha bisogno di essere protetta da aggressioni e non ha uno stipendio. Non posso semplicemente abbandonarli dopo che il mio lavoro di avvocato è finito.

Ci sono 20 milioni di persone in questo paese e la percentuale di omosessuali è compresa fra il 10 e il 20 per cento. Sono l’unica ad offrire consulenza legale a queste persone. Svolgo questo lavoro a tempo pieno, ma semplicemente non riesco a difenderli tutti.

Io stessa non ho più uno stipendio perché non ho più tempo per svolgere il mio lavoro di avvocato di diritto commerciale, perciò è la mia famiglia a mantenermi e a darmi una casa e a finanziare parte del mio lavoro.

E i fondi dall’estero? Beh, non sono stati facili da trovare, in parte perché semplicemente non ho il tempo di cercare fondi e non c’è nessuno che possa farlo per me. Ma sono riuscita ad attirare gradualmente l’attenzione comparendo nei media internazionali, e negli ultimi anni, essendo diventata famosa per il mio lavoro, sono cominciati ad arrivare fondi dall’estero.

In termini tecnici il governo ha ostacolato in ogni modo i miei tentativi di trovare aiuti dall’estero. Ho obbligato lo Stato ad ufficializzare la mia organizzazione nel 2003 insistendo nei processi che il Camerun ha firmato convenzioni internazionali sui diritti umani che lo obbligano a rispettare le vite private dei suoi cittadini. Questa è l’argomentazione fondamentale con la quale spero, alla fine, di riuscire a decriminalizzare l’omosessualità in questo paese.

Tuttavia il governo non è riuscito a fornire la documentazione che dimostri che la mia organizzazione esiste ed è riconosciuta dallo stato. La maggior parte dei governi e delle organizzazioni internazionali devono attenersi alla loro burocrazia e hanno bisogno di questa documentazione, ovviamente, prima di firmare qualsiasi elargizione di fondi.

Sono riuscita ad ottenere un finanziamento di due anni di 300,000 Euro dall’Europa nel 2010. Quando è uscita la notizia che stavo ricevendo quei soldi dall’UE, un ufficiale dal Ministero delle comunicazioni del Camerun ha detto alla tv francese che sarei potuta essere arrestata per “crimini contro la legge, la sovranità e l’indipendenza”. Gruppi anti-omosessuali in Camerun hanno chiesto al governo di bloccare il trasferimento dei fondi ma non ci sono riusciti. Avevo fatto domanda per ottenere quel fondo tramite un’altra organizzazione, la SID’ADO (Youth against HIV and AIDS), che è in possesso della documentazione necessaria perché la sua attività si concentra su problemi di salute (spesso degli omosessuali), non sulla legalizzazione dell’omosessualità. L’UE ha accettato il fatto che questo era l’unico modo per farmi avere il finanziamento.

Abbiamo ricevuto anche circa 5.000 dollari da una ONG tramite Western Union.

Questi sono stati gli unici due finanziamenti ricevuti fin’ora.

In un certo qual modo, siamo riusciti a fare molto anche con finanziamenti molto scarsi. Dopo aver fatto questo lavoro per dieci anni, sono contenta anche solo di riuscire a vincere le battaglie legali proteggendo qualche persona. Ma se vuoi compiere un grande cambiamento, devi giocare tutte le tue carte ed essere un grande comunicatore.

Più che il mio lavoro come avvocato, credo che a spingere la gente a parlare di questo problema sia la mia immagine pubblica. Molti in questo paese non sanno che l’omosessualità esiste. E in generale le ONG sono state ammesse in Camerun solo dal 1990. Pertanto c’è tanto lavoro da fare per informare le persone sui diritti umani. Con l’aiuto di alcuni amici in canali televisivi riesco ad apparire in programmi TV. È illegale promuovere l’omosessualità, quindi non possono invitarmi apertamente a parlare del mio lavoro, però mi invitano per parlare di altre particolarità legali e una volta che sono in onda inizio a parlare dei diritti degli omosessuali e nessuno può fermarmi.

Sto guadagnando sempre più copertura all’estero, con la stazione radiofonica francese RFI e la BBC. I media locali quindi sono costretti a coprire quello che dico all’estero. Se una radio locale parlasse dei diritti umani si otterrebbero risultati molto più velocemente di quanto non riescano a fare le mie azioni legali.

Ci vorranno decenni prima che si realizzi un’inversione di tendenza nell’opinione pubblica in mio favore tanto grande da farmi trovare supporto economico nel mio paese. Per ora mi sento come se stessi combattendo a mani nude contro un’enorme macchina statale. Ma informazioni recenti mi aiuteranno ad andare avanti. Ho ottenuto piccole vittorie che mi fanno credere che alla fine le leggi internazionali che definiscono i diritti umani avranno la meglio sulla posizione del governo nazionale. Molte persone, inclusi magistrati e persone che lavorano al governo, mi stanno dicendo, in privato, che capiscono meglio il problema legato all’omosessualità e che semplicemente prima non ne sapevano niente. È stato d’aiuto anche il fatto che il nuovo papa abbia detto che l’omosessualità deve essere tollerata.

Questo articolo è stato scritto da Sophie Arie per Alice Nkom.

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