Piagnisteo ai massimi. Il “flusso migratorio” non è un flusso

05.12.2013
Tradotto dal tedesco da Translators for Justice
Fonte: http://www.migazin.de/2013/12/05/der-fluechtlingsstrom-ist-kein-strom/

di: Veit Bachmann

Le presunte ondate migratorie “nel nostro sistema sociale” o le nuove reti di pattugliamento europee a protezione delle frontiere nel Mar Mediterraneo ornano in questi giorni i comunicati sui profughi. Considerando i movimenti migratori in una prospettiva globale e storica, ci si accorge però di quanto sproporzionate siano le lagne.
In seguito alla catastrofe consumatasi sulle coste di Lampedusa, politici di ogni colore dichiarano il loro stupore. Contemporaneamente si discute della necessità di combattere le bande criminali responsabili del traffico di migranti e di arginare preventivamente i flussi migratori. Eppure già il termine “flusso migratorio” è inadeguato e funge, creando panico tra l’opinione pubblica, da scusante per l’affermazione di politiche di confine più restrittive. Il numero di persone che attraversano i confini dell’area di Schengen senza documenti validi è, infatti, estremamente inferiore se confrontato ai movimenti migratori della storia e a quelli attualmente in atto a livello globale.
L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha stimato che dall’inizio del 2013 in tutto il mondo siano circa 10,4 milioni le persone in fuga dal proprio Paese. A questi si devono aggiungere altri 4,8 milioni di persone dei campi profughi ONU in Medio-Oriente. La stragrande maggioranza dei migranti viene accolta dai Paesi del Sud del mondo. Da solo, il campo profughi più grande del mondo, situato nell’area Nord Ovest del Kenya, ospita mezzo milione di profughi, alcuni dei quali vivono lì da 20 anni.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha inoltre calcolato che il numero dei profughi arrivati illegalmente in Italia e a Malta nella prima metà del 2013 ammonta a 8.400. La stessa Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea (Frontex) parla solamente di circa 15.000 profughi arrivati in Italia e a Malta nell’intero 2012. Per quanto riguarda l’immigrazione verso l’Europa, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea dichiara che, durante il 2011, 1,7 milioni di persone si sia trasferito da un Paese al di fuori dell’UE in uno ad essa appartenente, mentre 1,3 milioni da un Paese all’altro dell’UE. Di conseguenza, i circa 15.000 profughi arrivati in Italia e a Malta costituiscono solo lo 0.9% dell’intero movimento migratorio all’interno dell’UE, lo 0.1% della somma totale dei profughi a livello mondiale e lo 0.003% dell’intera popolazione europea. Sia rispetto ai movimenti migratori globali sia anche solo rispetto ai movimenti migratori in Europa, i 15.000 profughi arrivati in Italia e a Malta appaiono un numero molto esiguo.

L’immigrazione è da sempre una componente fondamentale del sistema globale e della storia dello sviluppo dell’umanità. Nel XIX secolo milioni di europei emigrarono nel Nord e nel Sud America. Anche nel 2012 dalla sola Germania sono emigrati 30.000 cittadini tedeschi verso gli Stati Uniti e 25.000 verso la Svizzera. In Siria, in seguito alla guerra civile, circa 2 milioni di persone sono fuggite nei Paesi vicini.

Basti pensare al Libano, un Paese di piccole dimensioni con 4 milioni di abitanti che vivono su un territorio grande quanto la metà del Land tedesco dell’Assia, e nel quale soggiornano circa 800.000 profughi siriani. Di recente, la Germania ha annunciato presuntuosamente di aver accettato 5.000 profughi siriani. Una cifra che, di fronte alla retorica dei diritti e della dignità dell’uomo sbandierata in Germania e in Europa, altro non è che puro disprezzo per la miseria di milioni di profughi di tutto il mondo.

La politica immigratoria della Germania, tuttavia, non è sempre stata così restrittiva. All’epoca della guerra fredda, la Repubblica Federale Tedesca accettava più che volentieri i profughi (politici), per dimostrare la propria forza di attrazione e la propria superiorità nei confronti del “nemico delle classi” (il riferimento è alla Repubblica Democratica Tedesca, N.d.T.). Anche nel 1992, la Germania appena riunificata garantì asilo a 440.000 rifugiati, e nel 2011 ad altri 45.000.
Durante le guerre dei Balcani degli anni ’90, la Germania s’impegnò particolarmente, offrendo protezione a molti profughi dell’allora Jugoslavia e divenendo così il punto di riferimento principale per molti abitanti dei Balcani. Ne trassero enorme vantaggio sia l’economia che la lingua e la cultura tedesca, che trovarono così diffusione. Gran parte dei profughi di allora è successivamente tornata in patria o ha trovato lavoro in Germania e paga dunque imposte e assicurazione sanitaria.

La retorica dei “flussi migratori” non solo è inadeguata, ma alimenta ulteriormente le ansie, tanto inesistenti quanto infondate, della popolazione. Un altro problema dell’informazione politica e mediatica è l’utilizzo dell’espressione “profugo illegale”. Nessuno è di per sé illegale. Sono le nostre leggi restrittive che rendono illegale il soggiorno in Europa di persone di determinate nazionalità. I valori dell’uguaglianza tra uomini e della dignità umana ancorati nella Costituzione vengono applicati in maniera estremamente selettiva nell’ambito della politica migratoria tedesca ed europea.

Mentre molti di noi usano la felice coincidenza di essere nati cittadini tedeschi per trasferirsi in altri Paesi in via temporanea o permanente, noi neghiamo lo stesso diritto a persone di altri Paesi, in particolar modo a chi proviene da Paesi che non possono offrire ai loro cittadini sicurezza né prospettive future.

I circa 30.000 tedeschi che nel 2012 si sono trasferiti negli Usa non lo hanno certo fatto perché temevano per la propria vita o per la propria sopravvivenza. Le 15.000 persone arrivate in Italia o a Malta, invece, hanno accettato le fatiche e gli stenti di un viaggio spesso molto lungo ed estremamente pericoloso per garantire a se stessi e alle proprie famiglie la sopravvivenza e condizioni di vita accettabili. Queste persone non sono illegali né costituiscono una minaccia per noi, né tantomeno arrivano in Europa per approfittare del nostro sistema sociale, anzi arrivano qui spinti dall’emergenza e pronti a lavorare. Per questo non rimarranno nei Paesi meridionali dell’UE, ma si sposteranno nei Paesi che offrono più possibilità.

La migrazione di persone in cerca di lavoro è oggetto di osservazione da secoli e si è sempre rivelata vantaggiosa sia per il Paese ospitante che per i lavoratori immigrati, che si tratti dell’immigrazione di massa negli Stai Uniti del boom economico del XIX e XX secolo, o dei “Gastarbeiter” della Repubblica Federale Tedesca negli anni ’60, o ancora dell’immigrazione illegale legata all’industria degli ortaggi nel Sud della Spagna e in California o dell’apertura del mercato del lavoro europeo negli anni 2000.

Non è quindi né razionale né morale giustificare il fatto che le nostre leggi rendano di fatto illegali persone bisognose provenienti dalle peggiori zone di guerra del mondo. Ed è ancora più ingiustificabile il fatto che la Germania e l’UE combattano queste persone con un esercito altamente equipaggiato per la protezione delle frontiere, che comporta tra l’atro costi altissimi e, nei fatti, il consenso intenzionale alla morte di persone innocenti. Una politica dell’immigrazione più umana e liberale (una politica che vorremmo fosse applicata anche nei nostri confronti) e una distribuzione dei profughi nell’intera area dell’UE renderebbero almeno in parte giustizia alle ambizioni morali dell’Europa e avrebbero allo stesso tempo l’effetto di porre fine allo spregevole traffico di migranti senza l’impiego di forze militari.

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