Mercato immobiliare. Quando la discriminazione si fa evidente

15.11.2013
Tradotto dal tedesco da Translators for Justice
Fonte: http://www.migazin.de/2013/11/15/wohnungsmarkt-wenn-benachteiligung-sichtbar-wird/

È difficile dimostrare la natura discriminatoria di un comportamento. Secondo Mediendienst Integration, il portale tedesco di informazione su immigrazione e integrazione in Germania, un metodo sviluppato negli USA risulterebbe, invece, efficace per svelare comportamenti discriminatori nel mercato immobiliare. Molti studi realizzati in Germania dimostrano che gli immigrati partono svantaggiati quando si tratta di cercare una casa.

Può accadere, naturalmente, che lʼappartamento davvero non sia più disponibile o che il proprietario abbia cambiato idea e voglia utilizzarne i vani per usi personali. In molti casi, però, il rifiuto è riconducibile ad altre cause: al cognome turco o allʼaccento dellʼest di chi risponde allʼannuncio. Di questo tenore sono le storie sottoposte di continuo al team del Planerladen, lʼassociazione con sede a Dortmund che si impegna per promuovere pianificazioni urbanistiche eque e lavori socialmente utili concentrati sul territorio. Dal 2009 funge inoltre da piattaforma di coordinazione per “azioni contro la discriminazione nel mercato immobiliare”.

Alcuni anni fa i membri del team decisero di verificare loro stessi la presenza di comportamenti discriminatori sul mercato immobiliare. A tal fine si servirono del metodo chiamato “Paired Ethnic Testing”, in uso negli USA già dagli anni ʼ70 e finalizzato allʼanalisi di comportamenti discriminatori nei confronti di neri e ispanici. Il metodo prevede che due persone, aventi caratteristiche molto simili e differenti soltanto per la provenienza, per il colore della pelle o per il fatto che una delle due ha un cognome tedesco e lʼaltra no, rispondano allo stesso annuncio per un appartamento.

Il primo risultato della ricerca è stato definito dai membri del team del Planerladen “allarmante”. Per lʼanalisi relativa al 2007, hanno preso in considerazione le offerte pubblicate su siti internet di annunci immobiliari, rispondendo a 150 di questi con due e-mail scritte in tedesco corretto e identiche nel contenuto. Unʼe-mail era firmata con un nome tedesco, lʼaltra con un nome turco. Il risultato è stato che:

• il 56% degli autori dellʼannuncio ha risposto sia al candidato tedesco sia a quello “di origine turca”;
• il 42% invece ha risposto solo al candidato tedesco. Quasi un messaggio su due del candidato “turco” non ha ricevuto risposta.

Il divieto di discriminazione non viene sempre rispettato

Anche Christine Lüders, direttrice dellʼautorità federale per la lotta alla discriminazione (ADS), conferma che “la discriminazione nel mercato immobiliare è per nostra esperienza un problema importante ma sottovalutato”. Chi si sente vittima di discriminazioni trova estremamente difficile dimostrare che il rifiuto da parte di un proprietario sia motivato da discriminazione. Secondo la legge generale tedesca sulla parità di trattamento (AGG), chi si sente vittima di discriminazioni dovrebbe presentare dei cosiddetti indizi che suggeriscano motivazioni discriminatorie alla base del rifiuto di stipulare un contratto dʼaffitto, e “in molti casi non è affatto semplice”, commenta Lüders. Per questo motivo lʼADS ha pubblicato nel 2010 un documento contenente consigli su come realizzare e preparare le procedure di verifica per chi intende intraprendere le vie legali.

Ad essere riuscita a portare avanti una causa con successo è stata fino ad oggi una coppia di colore che si è vista rifiutare la visita allʼappartamento a causa del colore della pelle, ma complessivamente sono davvero poche le cause in tribunale. Questo potrebbe dipendere dalla situazione del diritto in materia: il divieto di discriminazione, secondo lʼAGG, non si applica ai proprietari che affittano spazi abitativi nelle loro “vicinanze”, ovvero ad esempio nella propria casa (art. 19 par. 3). Nei casi in cui si applica lʼAGG, un rifiuto è tuttavia ammesso se finalizzato a “creare e preservare la stabilità sociale e l’equilibrio nelle strutture abitative nonché a bilanciare i rapporti economici, sociali e culturali”. Di conseguenza, è difficile dimostrare che un rifiuto sia determinato esclusivamente dallʼetnia o dal colore della pelle.

La candidata turca è benvenuta solo a Neukölln

Secondo lʼautorità federale per la lotta alla discriminazione, gli studi sullʼentità effettiva degli atti discriminatori nel mercato immobiliare sono scarsi. Uno dei pochi studi esistenti è stato realizzato dalla sociologa Emsal Kılıç, che nel 2008 scrisse la sua tesi di laurea sul tema della “discriminazione degli immigrati nella ricerca di una casa” servendosi del metodo di verifica introdotto in Germania dal Planerladen. Il suo studio è articolato in tre fasi ed è stato sviluppato allʼinterno del dipartimento di sociologia urbana e del territorio della Humboldt Universität di Berlino. Anche lei si è servita di soggetti verificatori, ovvero di false candidate con caratteristiche uguali tranne che per il loro nome, tedesco per una candidata e turco per lʼaltra.

Nella prima fase le due candidate hanno contattato gli autori di annunci su una piattaforma online di annunci immobiliari. Ciascuna ha risposto a 100 annunci per i quartieri Wilmersdorf e Neukölln a Berlino. Da Wilmersdorf la candidata tedesca ha ricevuto sei risposte positive e una risposta negativa, quella turca, invece, sei risposte negative e nessuna risposta positiva. A Neukölln l’aspirante turca è riuscita a collezionare undici risposte positive e quattro risposte negative, ma la tedesca ha ottenuto comunque 13 risposte positive e due negative.
Nella seconda fase, le due false candidate hanno risposto ai messaggi ricevuti da Neukölln: bisognava ora fissare un appuntamento per visitare lʼappartamento. La candidata tedesca è riuscita a fissare, in totale, nove appuntamenti, dei quali solo quattro sono stati accordati anche allʼaltra candidata.

La tedesca ha trovato casa, la turca no
Per il “face-to-face testing” rimanevano così a disposizione quattro appartamenti. Durante questi incontri, alla candidata di origine turca sono state rivolte domande sulla sua situazione attuale, ovvero sulla sua occupazione e sul suo reddito, mentre alla candidata tedesca non è stata posta alcuna domanda. Anzi, ha anche ricevuto più spesso dal proprietario dell’appartamento consigli utili, riguardanti ad esempio altre offerte abitative, oltre che quattro risposte positive su quattro per andare ad abitare nell’appartamento. Dopo aver visitato gli appartamenti, la candidata di origine turca, al contrario, non è stata più contattata.

Emsal Kılıç è giunta alla conclusione che, per gli immigrati, è “di fatto impossibile” accedere alle zone “migliori” passando per una normale candidatura, dato che, anche in quartieri con un numero elevato di immigrati, i candidati tedeschi sarebbero comunque preferiti.

Il Planerladen di Dortmund vuole lanciare un segnale nella lotta a questo tipo di discriminazione: dal 2011 i proprietari di appartamenti possono fare domanda presso il Planerladen di Dortmund per ottenere un sigillo di garanzia di “parità di trattamento negli affitti senza distinzione di provenienza etnica” e sono previsti test a sorpresa per verificare che i proprietari si attengano effettivamente alle regole previste. Il numero delle domande di adesione è tuttavia ancora molto basso: “Ad essere premiati col sigillo sono stati finora due proprietari”, racconta Regina Hermanns, membro del gruppo di lavoro per l’integrazione del Planerladens, tra cui la ITW GmbH che possiede 20 condomini nella zona nord di Dortmund in cui abitano famiglie provenienti da 17 nazioni diverse, e i coniugi Sigrid Czyrt e Volker Töbel, proprietari di sette appartamenti in cui vivono famiglie da 6 nazioni differenti.

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