Indagati i dipendenti dell’emittente radio-televisiva di Stato turca per aver sostenuto le proteste a Gezi Park

14.10.2013
Tradotto dal turco da Translators for Justice
Fonte: http://haber.sol.org.tr/medya/trt-calisanlarina-gezi-sorusturmasi-haberi-81019

Dopo le proteste di Gezi Park, la TRT (la radio-televisione di Stato turca) ha iniziato a controllare gli account Twitter e Facebook dei suoi dipendenti. Sono state avviate indagini nei confronti dei dipendenti che avevano palesemente appoggiato le azioni. La TRT, nella nota ufficiale indirizzata ai dipendenti “sostenitori di Gezi”, ha chiesto loro di esprimersi di fronte all’accusa di ”aver compiuto azioni che prevedono il licenziamento”.
Secondo il comunicato di Mehmet Bilber (Radikal), la TRT avrebbe fatto controllare gli account dei propri dipendenti sui social network e avrebbe poi esortato circa 15 dipendenti, per i quali esistono prove che abbiano condiviso messaggi a sostegno delle manifestazioni, di difendersi di fronte all’accusa di ”aver compiuto azioni che prevedono il licenziamento”.

L’accusa: aver pilotato le manifestazioni via Twitter

Nella nota ufficiale ai dipendenti, i messaggi Twitter postati durante le manifestazioni vengono citati come esempio per dimostrare come essi abbiano “pilotato le illegali manifestazioni di strada”. L’articolo del regolamento disciplinare riguardante le “azioni all’interno dell’istituzione“ è stato ridotto in più parti con l’aggiunta di tre punti, con il risultato che anche l’appoggio alle manifestazioni sia stato descritto come sanzionabile. Nella nota è stato chiesto ai dipendenti di consegnare all’emittente radio-televisiva una difesa scritta nel termine di 7 giorni. Questa la motivazione addotta: “impedimento allo svolgimento di servizi pubblici… incoraggiamento o appoggio delle azioni provocatorie… con obiettivi ideologici o politici… che prevedono come pena il licenziamento, secondo quanto espresso nell’allegato alle disposizioni in materia di sanzioni disciplinari e sospensioni dal servizio del contratto di impiego dei dipendenti”.

Salvataggio dei dati personali
I dipendenti in questione si sono difesi facendo notare che non si trattava affatto di un “pilotaggio illegale delle manifestazioni di strada”, bensì di pubblicazione di pacifiche opinioni nel quadro delle libertà d’opinione e d’espressione. I dipendenti hanno fatto presente che si stava usando contro di loro il contenuto di pubblicazioni apparse su pagine private risalenti a mesi addietro e che i loro dati “erano stato salvati in maniera illegale”. Coloro che hanno salvato i loro dati si sarebbero in tal modo resi colpevoli.

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