L’editoriale del 15 settembre 1955 di Embros, un quotidiano greco con sede a Istanbul: “Noi rimarremo dove apparteniamo”

06.09.2013

Tradotto dalla lingua inglese alla lingua italiana da Translators for Justice

Fonte: http://www.agos.com.tr/haber.php?seo=burada-kalacagiz-kiliselerimizi-yeniden-yapmak-olulerimizi-gommek&haberid=5690
Testo inglese: https://translateforjustice.wordpress.com/2013/09/14/embros/#more-1445

Un servizio speciale per ricordare il 58° anniversario del pogrom di Istanbul del 6-7 settembre: l’editoriale datato 15 settembre 1955 di Embros, un quotidiano greco con sede a Istanbul.

A causa dei pesanti danni alle tipografie durante il pogrom del 6-7 settembre, Embros smise di andare in stampa per otto giorni. Una volta che i macchinari vennero riparati, l’editoriale del 15 settembre dichiarava: “Noi rimarremo dove apparteniamo. Ci rialzeremo per ricostruire le nostre chiese, per seppellire i nostri cari, per riparare le nostre scuole, i nostri negozi e le nostre case e per rimanere dove siamo”.

Rimarremo in questo paese, dove siamo nati e cresciuti, dove giacciono le tombe dei nostri avi, ora danneggiate. Ricostruiremo un nuovo mondo partendo dalle tombe danneggiate, dalle chiese, dalle scuole, dai negozi e dagli appartamenti ormai ridotti in macerie.  Con coraggio e perseveranza rimetteremo ordine nelle nostre vite in mezzo alle rovine.

Alzeremo le nostre voci e grideremo che la tragedia che ci ha colpito non sarebbe dovuta succedere. Grideremo che il paese in cui viviamo è la nostra casa e che non siamo né gli ostaggi né i prigionieri di nessuno e che non dobbiamo andarcene solo perché qualcuno lo vorrebbe. Noi rimarremo qui. Come un platano abbraccia la terra con le sue radici, noi ricorderemo costantemente agli altri che le nostre radici sono qui in questo paese. Possono reciderci i rami ma le radici profonde del nostro antico albero sono fuori dalla portata di chiunque.

La nostra presenza qui non è frutto di qualche favoritismo, né dipende dal capriccio di qualcuno. Siamo qui perché abbiamo diritto di stare qui. Non cerchiamo una protezione speciale dal governo. Ciò che chiediamo è un governo funzionale che ottemperi alle più basilari responsabilità, quali ad esempio fornire protezione ai cittadini.

Non ci può essere nessun governo in un paese nel quale la sicurezza non è garantita. Finché la Turchia vive, noi vivremo lì.

Dimenticheremo ciò che abbiamo passato e rimarremo qui. Tuttavia chiediamo che il nostro futuro sia salvaguardato. Con l’aiuto di Dio Onnipotente e la sicurezza garantita dal governo, i greci turchi si risolleveranno dalle ceneri molto rapidamente.

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